PARROCCHIA
S. MARIA REGINA
Via Favana - Busto Arsizio


Anno 2001
Numero 6 - Aprile 2001

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C'E' E NON SI VEDE

Non è mia intenzione commentare le elezioni politiche appena concluse ma, il fatto di occupare questo spazio del Tassello a pochi giorni dal voto, mi spinge a qualche riflessione da cittadino che vede e che giudica. Metto a fuoco, tra i tanti, un comportamento dei politici che non capisco. Si tratta dell’obbiettività.

Dire, per esempio, che tutto quello che compie l'altro schieramento è sempre e comunque negativo, mi sembra curioso e discutibile. E' mai possibile che gli avversari non facciano mai nulla di buono? E' mai possibile che lo schieramento che subentrerà non farà nulla di buono, a detta dei nuovi oppositori? L’obbiettività vuole che si riconosca una scelta quando essa è positiva. Mi verrebbe da dire così: "Certo noi, di questo partito, avremmo fatto molto meglio, ma riconosciamo che quel decreto o quei lavori siano stati fatti bene". E' chiedere cioè una valutazione reale delle cose pur rimanendo su posizioni diverse. Sembra invece di vedere che per stare in politica sia necessario insultare od usare pesanti aggettivi, senza mai riconoscere almeno "qualche bravura" dell'avversario. E’ quello che noi notiamo dalle dichiarazioni o dalle interviste, anche se gli stessi, senza i riflettori della televisione, vanno poi a bere il caffè insieme, dandosi fraternamente "del tu". Mi domando se sia fuori tema desiderare la buona educazione in politica, atteggiamento che consiste nel valutare obbiettivamente una cosa buona anche se fatta dal proprio nemico politico. E' così fuori posto lo spirito di cavalleria che troviamo in molti sport dove ci si affronta magari in maniera rude e forte? Forse una certa avversità alle cose politiche che molti hanno, è data dal non capire bene quello che realmente il politico pensa. Per esempio, si è contro una legge perché quella legge è negativa o perché è presentata da una forza politica di opposto segno e quindi automaticamente sbagliata? La lontananza o la disaffezione alla politica forse è data anche dal pensare che "quelli che sono in politica" non ragionano più come i comuni mortali. Chi è normale vede se una cosa è positiva indipendentemente se venga fatta da un uomo o da una donna, da un italiano o da uno straniero, da un cattolico o da un ateo. Capisco che ci sono interessi da difendere o la garanzia del proprio stipendio da parlamentare, però non possiamo lamentarci poi della distanza tra il Palazzo e l'opinione pubbica, se poi sussistono tali comportamenti. Sembra quasi che entrare in politica faccia perdere quello stile da "buon senso" che tutti, d'altra parte, possiedono a casa propria e con i propri figli. Sembra quasi che facendo politica si debbano assumere certi linguaggi, certi modi di stringere la mano, certi atteggiamenti "non normali".

Mi piacerebbe invece incontrare dei professionisti della politica che sappiano riconoscere il positivo quando esiste e denunciare il negativo anche se venisse dalla propria parte politica. So che questo potrà essere quasi impossibile o risultare fuori tema ma, dicevo all'inizio, non volevo parlare di politica.

Don Norberto

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