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Anno 2001
Numero 8 - Giugno 2001
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Vivere senza confini
La pubblicità si dice sia l’anima del
commercio; le televisioni italiane sono infarcite di questa "anima", tanto che investire nelle TV è
diventato un grande affare proprio per gli introiti pubblicitari ed, infatti, le principali TV commerciali (Canale
5, Rete 4, Italia 1 e TMC la futura La Sette), tagliano dopo poche puntate le trasmissioni poco viste perché gli
sponsor si ritirano.
Per quanto riguarda la RAI, la cui logica di gestione dovrebbe essere l’opposto di quella delle TV commerciali,
vale a dire: garantire a tutti, anche agli "spettatori di nicchia", un posto in prima fila; penso che
rispetti, in parte, questa filosofia ma che, specialmente in prima serata, si accodi alle TV commerciali con delle
evidenti cadute di stile es: Furore, Quiz Show, I fatti vostri, Carramba che fortuna! Ecc..
Questo discorso, però, ci porta lontano dall’argomento
principale di questo articolo che è: la forza e l’importanza economica e sociale degli spot televisivi.
Scegliamo ad esempio le pubblicità legate alla telefonia mobile: Blue, Omnitel, Tim e Wind, si contendono i
clienti a colpi di spot pubblicitari; queste pubblicità sono accomunate da un ritornello che ci rimbomba nella
testa "vivere senza confini", sì perché, secondo loro avere il famigerato "cellulare" in
tasca ci permette di pattinare sui tetti, di passare la vita in barca vela, di cercare l’isola che non c’è (e
qui i limiti proprio non ci sono!), di passare la frontiera senza documenti, di possedere la migliore tecnologia
al mondo che ti permette di comunicare con tutti senza scatti alla risposta, di fare la rivoluzione (anche
questo!), di cambiare il mondo ed altro ancora.
Vivere senza confini è una condizione umanamente irrealizzabile ma, alla fine, ci troviamo tutti con il
telefonino in tasca e ciò significa che la pubblicità ha ottenuto l’effetto desiderato.
Il gruppo di persone più "a rischio",
davanti a questo tipo di messaggio, è quello dei ragazzi e ragazze adolescenti, perché si trovano in un periodo
di crescita in cui vogliono misurare le proprie capacità ed anche i propri limiti.Non è un caso che possedere il
"cellulare" sia una delle maggiori aspettative nei ragazzi/e tra i 12 e i 15 anni e questo i
pubblicitari lo sanno; per loro averlo può significare davvero vivere senza confini? Può un telefono dare un’immagine
distorta della realtà? Sicuramente no, ma l’idea serve a vendere.
Qui si apre l’argomento: che rapporto c’è tra gli adolescenti e la televisione? È un argomento importante
che merita un approfondimento proprio per la delicatezza del periodo adolescenziale. Chi ha delle idee o
esperienze si faccia avanti, sarà l’occasione per aprire il dibattito
Ho scelto l’esempio del "vivere senza
confini" per dare un’idea di come la TV ci osserva, ci studia e sceglie le immagini più forti per
"bucare" lo schermo e raggiungere i meandri delle nostre personalità. Quando riusciremo a non farci
colpire? Questo è ancora un altro argomento…
Buone vacanze a tutti
Andrea
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