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Un sacco bello
sentare l’ideale di un mondo
perfetto, e la bellezza delle
forme è l’espressione dell’ar-
monia dell’universo.
Al centro della scena, qua-
si incorniciata dai cespugli di
mirto, si trova la Venere, sog-
getto principale del dipinto,
sovrastata da un piccolo cupi-
do alato.
Essa è mediatrice tra terra
e cielo e guida l’uomo verso
il percorso di purificazione
e di conoscenza. Attorno a
questa figura femminile si di-
spongono a sinistra Mercurio,
simbolo di contemplazione,
che disperde le nuvole, le tre
Grazie che, coperte di veli tra-
sparenti, si uniscono in una
danza: esse rappresentano le
tre caratteristiche di Venere
(la Bellezza, la Castità, la
Passionalità). Sulla destra tro-
viamo Zefiro mentre afferra la
ninfa Cloris che si tramutata
in Flora. La scena è inserita in
un boschetto e le figure sono
collocate in un prato in cui il
Botticelli include una note-
vole qualità di fiori e piante
(quasi 200 specie presenti
sulle colline di Firenze).
Le figure sembrano irreali e
senza peso, infatti non calpe-
stano il prato.
Il colore è tenue, la luce è
reale. Lo spazio aperto non ha
prospettiva perché si può no-
tare uno studio del particolare
sia in primo piano che in lon-
tananza. All’interno di esso le
figure si dispongono secondo
un ritmo costante e collegate
da un andamento ondulato
e regolare che conferisce un
senso di armonia, pace e se-
renità.
Tutti questi elementi del di-
pinto ci portano a considerare
quanto, nell’arte, si tenda a
descrivere la bellezza seguen-
do dei canoni ben precisi e
prestabiliti.
Fin dai tempi degli anti-
chi greci, infatti, si cercava di
rappresentare la bellezza del
fisico, prendendo le misure
di diverse parti del corpo ad
un certo numero di uomini, e
quindi di definire delle misu-
re medie, imponendole come
ideali.
Per nostra fortuna, oggi,
si è lasciato libero spazio al
gusto personale, e, a questo
proposito, voglio citare una
frase verissima, che confer-
ma questa totale libertà di
giudizio, scritta da Giacomo
Leopardi:
“Non si troverà una
sola donna della cui bellezza
o bruttezza tutti gli uomini
convengano”
.
Antonella