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Anno 2001
Numero 4 - Gennaio 2001
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COME LA NEVE D'ALTRI TEMPI
Quest'anno, anzi 1'anno scorso, il fatidico anno
2000, così tanto tanto ..., ci ha regalato la neve, ricreando un'atmosfera di altri tempi, destando meraviglia
non solo in chi la neve non l'aveva mai vista dal "vivo", ma anche in chi, come me, l'aveva dimenticata
da queste parti.
Confesso, che a parte una prima reazione di
rabbia, pensando ai problemi per la viabilità (se poi consideriamo il caso Malpensa) quasi subito svanita
"come neve al sole" (l'esempio calza ad hoc), ho provato una sensazione di profonda tenerezza ritornando
con la mente ai tanti inverni della mia infanzia visitati da questo evento atmosferico allora così naturale e
carico di un'insolita magia e di un fascino tutto particolare.
"Come sono cambiati il tempo e le stagioni", spesso si commenta con la gente che incontro, anzi è il
primo argomento che rompe il ghiaccio, ma quasi contemporaneamente si aggiunge la frase "Ma anche le persone
sono cambiate tanto, ma in peggio!". Eppure, grazie a Dio, non è sempre così, ci sono persone, che sono
rimaste persone di altri tempi, tempi in cui la neve cadeva perché quella era la stagione giusta, era il suo
tempo (c'è un tempo per…c'è un tempo per…); certo non è facile incontrarle, bisogna cercarle con il
"lanternino", o meglio, come tutti gli incontri che ti cambiano la vita, sono loro che cercano te e
spetta a me, a te, a noi, cogliere 1'attimo fuggente.
Così ho avuto la fortuna e l'opportunità di conoscere un uomo di altri tempi durante un lungo periodo della mia
attività di medico, un uomo, che nel racconto della sua vita comunicava con molta naturalezza e serenità la sua
entusiastica esperienza lavorativa, fatta di tanti sacrifici, levatacce, preoccupazioni, responsabilità, ma
soprattutto fondata su un profondo senso del dovere, del servizio e sulla più pura onestà ed integrità. Una
vita spesa per il lavoro, nel senso più vero del termine, perché come diceva lui già l'avere un lavoro è una
grazia e come tutti i doni bisognaguadagnarseli, profondendo le proprie energie ed apprezzandoli pienamente.
Non è certo la logica di moda ai nostri giorni
dove il profitto economico, il carrierismo annientano ogni logica onesta e corretta; anche il lavoro diventa un
bene di consumo, da cui trarre il massimo guadagno con il minimo sforzo ed è ormai impossibile osservare in
qualcuno una persona "innamorata" del proprio lavoro, come ho invece potuto vedere in quest'uomo.
La qualità del legno non si smentisce, anzi col passare del tempo, con la stagionatura, si rinforzano le qualità
positive, così anche nell'esperienza della lunga malattia, segnata da tante sofferenze, da tante battaglie contro
un nemico inesorabile ed implacabile, è comunque emersa l'onestà e l'integrità di questa persona, che ha saputo
capire ed accettare il "lavoro" dei medici, riconoscendone anche con estrema generosità (di sicuro nei
miei confronti) lo sforzo per curarlo.
Così come non l'ho mai sentito lamentarsi del
suo passato lavoro, così ho potuto apprezzare il suo atteggiamento di accettazione del suo stato di salute o
meglio di dura malattia, che gli ha permesso di vivere, tra lo stupore di molti, quei rari momenti di
"relativo benessere" con entusiasmo e gioia, non smentendo un'ottica della vita sicuramente positiva.
Ora quest'uomo si è spento nel silenzio della sua casa, assistito amorevolmente dalla sorella, cresciuta alla
stessa scuola di onestà e bontà; sono sicuro che anche in cielo non smetterà di lavorare con lo stesso
entusiasmo, perché il buon Dio ha un disperato bisogno di onesti lavoratori per la sua messe.
Dal canto mio, quando vedrò la neve nella nostra
città o in montagna, magari sulle Dolomiti (le più belle montagne del mondo, lui le definiva) mi ritornerà in
mente quella persona d'altri tempi, che con il suo esempio ha cercato di testimoniare che la vita è un dono che
non va sciupato con l'invidia, i pregiudizi, il profitto, ma vissuto in tutta onestà e coscienza.
Sandro
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