PARROCCHIA
S. MARIA REGINA
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NONVIOLENZA


I testi in formato PDF (100Kb)

MARTIN LUTHER KING
LA NON VIOLENZA PER LA LIBERTA'

        "Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo. Fateci quello che volete e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene.
        Metteteci in prigione e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case nella notte, batteteci e lasciateci mezzi morti e noi vi ameremo ancora.
        Ma siate sicuri che noi vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria. L’amore è il più potere più duraturo che vi sia al mondo". Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

        Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

        E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
         Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.
        Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.
        Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.
         Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

ETTY HILLESUM
LA NON VIOLENZA IN AUSCHWITZ

           Si deve anche avere la forza di soffrire da soli e di non pesare sugli altro con le proprie paure e con i propri fardelli. Lo dobbiamo ancora imparare e ci si dovrebbe reciprocamente educare a ciò, se possibile con la dolcezza e altrimenti con la severità.
        Dobbiamo pregare di tutto cuore che succeda qualcosa di buono, finché conserviamo la disposizione verso questo qualcosa di buono. Infatti, se il nostro odio ci fa degenerare in bestie come lo sono loro, non servirà a nulla.
   
     L'unica cosa che possiamo salvare in questi tempi e anche l'unica che veramente conti è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. Sì mio Dio sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali. Io non chiamo in causa la tua responsabilità, più tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi ad ogni battito del mio cuore cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all'ultimo la tua casa in noi.

         Esistono persone che all'ultimo momento si preoccupano di mettere in salvo aspirapolveri, forchette e cucchiai d'argento, invece di salvare te, mio Dio. E altre persone che sono ridotte a ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: me non mi prenderanno. Dimenticano che non si può essere nelle grinfie di nessun se si è nelle tue braccia.
        Mio Dio è un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguirà un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l'umanità che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L'unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi e di prepararli fin d'ora in noi stessi. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: verranno di certo, non sento forse che stanno crescendo in me, ogni giorno?

            La miseria che c'è qui è veramente terribile, eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dentro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato e allora dal mio cuore s'innalza sempre una voce: non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire in mondo completamente nuovo.

            A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzettino di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravviveremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita.

GESU' DI NAZARET
LA NON VIOLENZA DELLA CROCE

        Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna.

            Signore quante volte dovrò perdonare al mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?" - "Non ti dico fino a sette volte, ama fino a settanta volte sette".

            Ed ecco uno di quelli che erano con Gesù messa mano alla spada, la estrasse e colpi il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada".

    Padre perdona loro perché non sanno quelli che fanno.

        Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo alla sua dottrina. Gesù gli rispose: "Io ho parlato al mondo apertamente, ho sempre insegnato nella sinagoga e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro". Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?".

GANDHI
la forza della non violenza IL SATYAGRAHA

Satyagraha vuol dire "insistenza sulla verità". Tale linea di condotta dà a chi la sostiene un potere che non conosce limiti. L'unica forza di applicazione universale può essere pertanto solo quella dell'amore. In altre parole è forza d'animo. L'amore non brucia gli altri, brucia se stesso.

            Questa legge dell'amore non è altro che la legge della verità. Senza verità non c'è amore E' come una moneta il Satyagraha con due facce: su un lato c'è scritto amore, sull'altro verità. E' una moneta che circola ovunque ed ha un inestimabile valore.

            Il Satyagraha è indipendente. Non richiede il consenso del nemico prima di essere utilizzato. Al contrario brilla di più quando il nemico resiste. Un discepolo del Satyagraha non sa cosa sia la sconfitta, perché combatte per la verità senza dispersione di forze. Nella lotta la morte è una liberazione, la prigionia è la via della libertà

            Non opporsi al male significa che il male non deve essere respinto dal male ma dal bene; in altre parole alla forza fisica opporre quella dell'animo. Lo stesso concetto è racchiuso nell'espressione filosofica indiana: "Il male e l'offesa siano tenuti lontano da ogni essere vivente". La pratica di tale dottrina esige sofferenza fisica da parte di coloro che ricorrono ad essa. Tutto ciò che è necessario a quanti riconoscono lo smisurato potere della forza d'animo, è di accettare con volontà e con coscienza la sofferenza umana come qualcosa che ad essi spetta; quando ciò è fatto, la sofferenza si tramuta in una fonte di felicità per colui che soffre.

            E' stato obiettato che il Satyagraha può essere praticato sola da pochi, con doti particolari. La mia esperienza prova il contrario. Una volta che il suo semplice principio - osservanza della verità realizzata con la propria sofferenza - è compreso, chiunque può praticarla. E' difficile o facile come per ogni altra virtù. Se gli uomini per avere riparazione dei torti e delle ingiustizie ricorressero alla forza d'animo, molte delle attuali sofferenze sarebbero evitate. In ogni caso, esercitare tale forza non sarà mai causa di altrui violenza.

            Non dobbiamo considerare nessuno come irrecuperabile. Dovremmo cercare di capire la psicologia di chi fa del male. Molto spesso è vittima delle circostanze. Con la pazienza riusciremo a conquistare qualcuno alla causa della giustizia. Dobbiamo vincere la forza dell'avversario, isolandolo completamente e togliendogli la nostra cooperazione. Ad un seguace del Satyagraha non può accadere niente di meglio che incontrare la morte mentre pratica il Satyagraha, cioè nella ricerca della verità. Questo è possibile dove non c'è posto per l'odio, dove la fiducia in se stessi costituisce l'ordine del giorno. Per migliaia di anni la forza bruta ha regolato il corso del mondo e l'umanità ne ha raccolto i frutti amari. C'è poca speranza che le cose migliorino nel futuro. Se la luce può nascere all'oscurità, allora l'amore può prendere vita dall'odio.

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