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NONVIOLENZA |
GANDHI La mia missione è di insegnare con l'esempio, a costo di severi sacrifici, l'uso dell'arma incomparabile del Satyagraha. Un principio fondamentale del Satyagraha è che il tiranno, al quale si cerca di resistere, ha potere sul suo corpo o sui suoi beni, ma non può avere alcun potere sull'anima. L'anima può rimanere libera e non soggetta a conquiste anche quando il corpo è in catena. Ne consegue che la non violenza deve affondare le sue radici nell'amore; il suo scopo non dovrebbe essere di punire l'avversario o fargli del male. Anche quando non diamo la nostra cooperazione, dobbiamo fargli sentire che in noi ha un amico e dovremmo cercare di giungere al suo cuore. La prova chimica della non violenza sta nel fatto che un conflitto che non conosce la violenza non lascia l'odio dietro di sé e alla fine i nemici diventano amici. Per me la legge del Satyagraha è un principio eterno. Sono ormai trent'anni che predico e pratico il Satyagraha. Il Satyagraha differisce dalla resistenza passiva. Questa è sempre stata considerata l'arma del debole e non esclude l'impiego della forza fisica e la violenza per raggiungere uno scopo, mentre il Satyagraha è l'arma del più forte ed esclude l'impiego della violenza in ogni sua forma. Il suo significato è nel termine "forza dell'amore o forza d'animo" Nel mettere in pratica il Satyagraha scoprii che il raggiungimento della verità non ammetteva l'uso della violenza nei riguardi del nemico, ma che egli deve essere liberato dall'errore con la perseveranza e con l'amore. E la pazienza significa la propria sofferenza. Così la dottrina venne a significare l'affermazione della verità, non con la sofferenza del nemico ma con la propria. A scuola quando ero ragazzo, imparai una poesia della quale ricordo ancora un verso. In sostanza esso diceva: "Se un uomo ti dà da bere e tu fai lo stesso con lui, ciò non ha alcun valore; la vera bellezza consiste nel fare del bene in cambio del male". Queste parole ebbero una grande influenza sulla mia giovine anima e cercai di metterle in pratica. Poi venne il Discorso della Montagna. Fu il Nuovo Testamento che in verità aprì il mio spirito al valore e alla giustezza del Satyagraha. Quando lessi i seguenti passi: "Ma io vi dico di non resistere al malvagio, anzi se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l'altra" e "Amate i vostri nemici, pregate per coloro che vi perseguitano", provai una gioia profonda ed ebbi conferma delle mie opinioni dove meno me l'aspettavo. La vera bellezza (questo è il mio intento) consiste nel fare del
bene in cambio del male. ETTY HILLESUM Ieri, per un momento, ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere, che avevo bisogno di aiuto. La vita e il dolore avevano perso il loro significato, avevo la sensazione di "sfasciarmi" sotto un peso enorme, ma anche questa volta ho combattuto una battaglia che poi all'improvviso mi ha permesso di andare avanti con maggiore forza. Ho provato a guardare in faccia il "dolore dell'umanità". Ho affrontato questo dolore, molti interrogativi hanno trovato risposta, l'assurdità ha ceduto il posto ad un po' più di ordine e di coerenza: ora posso andare avanti di nuovo. E' stata un'altra breve ma violenta battaglia, ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più. Mi sento come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi o alcuni problemi del nostro tempo. L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità in qualche parte, in cui possono combattere e placarsi e noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore senza sfuggire. Il marciume che c'è negli altri c'è anche in noi, continuavo a predicare; non vedo nessun'altra soluzione, veramente non ne vedo nessun altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappare via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. E' l'unica soluzione di questa guerra (seconda guerra mondiale): dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove. Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. M'innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offre riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più "raccolta", concentrata e forte. Questo ritirarmi nella chiusa cella della preghiera, diventa per me una realtà sempre più grande. Dappertutto c'erano cartelli che ci vietavano le strada per la campagna: Ma sopra quell'unico pezzo di strada che ci rimane c'è pur sempre il cielo, tutto quanto. Non possono farci nulla, non possono veramente farci niente. Possono renderci la vita un po' spiacevole, possono provarci di qualche bene materiale e di un po' di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a provarci delle nostre forze migliori col nostro atteggiamento sbagliato: col nostro sentirci perseguitati, umiliati ed oppressi, col nostro odio e con la millanteria che maschera la paura. Certo che ogni tanto si può essere tristi e abbattuti per quello che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli. GESU' DI NAZARET Avete inteso che fu detto : "Non uccidere, chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio". Ma io vi dico: "Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio e chi gli dice: pazzo sarà sottoposto alla Geenna. La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro tutto il tuo corpo sarà nella luce, ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tua tenebra. |
Redazione Web: don Sergio, Achille, Dario
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