I primi giorni di novembre hanno una loro particolare carica
emotiva. Sono il richiamo al cimitero e al ricordo di chi ci ha lasciato. Man mano che i capelli diventano
bianchi, aumentano anche le persone da "andare a trovare" al camposanto, persone che ci fanno
rammentare parole, esperienze, sensazioni, affetti. Anche i ragazzi e i giovani (magari con qualche mugugno)
accettano questo rito della "visita al cimitero". Un cero, un fiore, una preghiera, il silenzio: sono
semplici ingredienti di una giornata avvolta nella nebbia. Per tutti la morte è buio. Ma c'è buio e buio: c'è
l'oscurità che produce paura, che crea angoscia, che ci fa perdere la strada; c'è anche l'oscurità con la
presenza della luna che rassicura, che mostra i contorni delle persone e delle cose diversamente dalla luce del
giorno. Quella notte lunare, cara ai poeti e agli innamorati, esprime meglio di ogni altra immagine quello che
noi viviamo davanti ad una tomba. Il buio del cimitero e della notte ha "qualche cosa" di diverso per
noi credenti in Gesù: la luce, forse tenue, ma certa della resurrezione. E’ essenziale che ogni notte sia
abitata dalla luce anche solo della luna!
Il due novembre passa presto, ma il ricordo dei
nostri morti rimane sempre. Anzi potrà essere migliore quando calerà il flusso "di massa" e
ritornerà normale... il parcheggio delle macchine. Il camposanto riprenderà poi il suo solito aspetto,
ritornando ad essere luogo dove abbiamo deposto quelle persone care che, noi lo sappiamo benissimo, non sono lì.