Si conoscono bene i giorni delle estrazioni, delle lotterie. Si
conoscono bene le giornate del campionato di calcio, di basket con i relativi scontri al vertice della
classifica. Si conoscono altrettanto bene i giorni in cui, a causa di un ponte, ci si allontana dalla città.
L'unico calendario che non si conosce è quello
della chiesa. Qualcuno infatti diceva durante le feste natalizie: "Ma bisogna venire proprio a tutte le
Messe? Non esiste uno sconto o un 'paghi uno, prendi due'? ".
Tutte le DOMENICHE, con l'aggiunta di grandi
festività quali il CAPODANNO, l'EPIFANIA, il FERRAGOSTO, TUTTISANTI, l'IMMACOLATA, il NATALE, sono le
"giornate del nostro campionato", quelle che ci fanno entrare nel grande gioco di Dio. Si può anche
stare in panchina o negli spogliatoi. Si può vedere la partita dalle tribune. Ci si può accontentare di
partecipare a trasmissioni in cui si parla o si sparla di Dio. Il problema è entrare in campo, in ogni partita
di campionato e sentire la sfida con il male, avvertire la forza dello spirito, assaporare la vittoria
conquistata insieme a chi, duemila anni fa, ha sputato sangue. E' recuperare il clima della partita, dello
stadio, degli altri: solo così la nostra fede non perde il suo valore. Certo, è faticoso e un po'
controcorrente rispetto a quello che fanno in molti. Però non possiamo ridurci a vivere lo sport... al bar.