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Anno 2001
Numero 7 - Maggio 2001
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DOVE STIAMO ANDANDO ?
Questa volta parlerò di un altro argomento per
cui essere orgogliosi del nostro mirabile paese, che è meraviglioso geograficamente e artisticamente, ma funziona
come un paese del Terzo mondo. Mi riferisco alla giustizia. Per il nostro Stato, è chiaro che se uccidi una
persona, ma sei minorenne, dopo due anni in una comunità gestita da bravissima gente e se ti comporti bene, non
ti succederà nulla.
Se la giustizia italiana funziona così, non fà
altro che fomentare la delinquenza giovanile (ma anche non) e insegnare ai ragazzi che la vita delle altre persone
non conta niente, che la propria è una cosa dovuta e scontata, che si può vivere senza regole né legali né
morali. Si è arrivati al punto che non si ha più rispetto per i genitori e per la famiglia, senza considerare
che c'è chi, anche suo malgrado, dei genitori e della famiglia ha sempre bisogno. Se in Italia la giustizia
perdona questi comportamenti non so a che punto si arriverà. Non si va in galera per l'uccisione di una persona e
ci si indigna del tentato omicidio di un motorino a San Siro.
Non capisco perché nei processi, anche quando la
capacità dì intendere e di volere è palese, si concedano le perizie psichiatriche. Innanzitutto, ed è un mio
modestissimo parere, una persona in un'ora non può in nessun modo capire quello che si muove nella testa di
un'altra persona, meno ancora un matto può capire un altro matto, o presunto tale. Bisognebbe fare come in
America: galera a prescindere dall'età e dall'ambiente in cui si vive. Per concludere dico che in Italia con i
delinquenti si deve essere un po' meno comprensivi e molto più duri in determinati casi.
Matteo
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